Storie e racconti
Vengono presentate “Storie e racconti” che riguardano la nostra vita passata, presente e futura, raccolte quest’anno. Scrivere a mario.calandra@teletu.it inviando il file che si intende pubblicare.
Si ribellarsi ... sempre
Ho letto l’ultimo numero dell’Oasi, a pag. 77, in quella foto della prima comunione, ci sono sia io sia mio fratello Aldo. Il mio pensiero è tornato quindi al lontano 1940 quando, a mio avviso, ho subito la prima ingiustizia. A quei tempi si usava che il padrino desse dei soldi al figlioccio per comprarsi il cero, simbolo di luce perenne. Finita la cerimonia mi viene comunicato che quel cero da me acquistato lo dovevo invece restituire. Ho pensato si trattasse di una ingiustizia, visto che sarebbe stato riadoperato da altri, e preso dalla rabbia prima di riconsegnarlo l’ho spezzato in due.
Questo senso di ribellione è rimasto in me fino ad oggi. Quando mi sento nel giusto cerco sempre di portare avanti le mie idee. Voglio infatti riassumere alcune circostanze che, seppure mi abbiano visto perdente all’inizio,non mi hanno però fatto smettere di proporre suggerimenti e di ottenere dei risultati.
Avevo inviato una mail il 16 febbraio 2011, oltre che a tutti i componenti del consiglio, a tanti iscritti dell’associazione Exlali, con l’oggetto: Un anno di cronaca, la verità e i programmi. Qualcuno mi dice che si è offeso non solo per l’argomento ma anche per i nomi delle persone coinvolte.
Riferendomi sempre all’ultima Oasi del settembre-dicembre 2011, troviamo pubblicato a pag. 3 la richiesta di Mario Calandra. A tale proposito prego rileggere la suddetta mail, in quanto la richiesta non era a titolo personale. Come si può leggere alla fine, firmavo a nome del comitato ed in proprio. Il consiglio, a maggioranza, delibera di inviare al richiedente una motivata negativa risposta scritta, a firma dei consiglieri che hanno votato in tal senso.
Chiedo, come mai non sia stata pubblicata anche la lettera inviatemi dal presidente in data 8/9/2011, ove ai sensi degli articoli dell’Ex statuto Exlali, mi si contestavano diversi articoli, e le relative firme dei componenti del consiglio del 3/9/2011. Due delle suddette firme , a mio parere non sono valide, la prima, stando al vecchio statuto, i soci possono partecipare ai consigli ma non hanno diritto al voto. La seconda firma, come risulta , è quella dell’Exlali Laziale, recatosi al consiglio del 3/9/2011 in possesso della mia delega per rappresentarmi, quale corresponntesabile della richiesta inviata, quale cofondatore del sito www.exlalialcollelasalle.it , e quindi facente parte del comitato Laziale. Quella firma ha dimostrazione della non autorevolezza alla risposta inviata. Ricorderete che nel 2006, al termine di un normale consiglio, chiesi verbalmente il permesso di poter aprire un sito,.come desiderio espresso dal comitato degli Exlali Laziali aggregati al Colle La Salle, ma la mia richiesta fu respinta. Poco tempo dopo ho ripetuto la richiesta inviandola per iscritto a tutti i componenti del consiglio e agli assessori.
Qualche tempo dopo, nella mattinata presto, ho ricevuto una telefonata da uno dei nostri assessori che invitava a rispettare la memoria del nostro fondatore, Fr. Amedeo, non avendo la sua autorizzazione e in considerazione della privacy ed altri argomenti mi pregava di desistere dalla nostra idea , cosa che ho fatto da buon Lasalliano. Il nostro desiderio era ed è quello di far arrivare quasi in tempo reale a tutti Exlali sparsi in Italia e all’estero notizia dell’opera che si svolgeva e si stava svolgendo da parte nostra presso il Colle La Salle, ma anche per coinvolgerli a partecipare a tutte le manifestazioni organizzate dall’Istituto dei F.S.C. del Colle.
Abbiamo infatti continuato a combattere e alla prima occasione abbiamo spiegato e presentato la nostra idea ed il programma dei lavori, rispettando sempre e applicando gli insegnamenti dei de La Salle, al Visitatore Ausiliare dei F.S.C. il quale letto il nostro canovaccio, nel lontano 2007, ci autorizzava ad aprire il sito, con la denominazione ed immagini attuali. Ottenuta l’autorizzazione, prima di avviare il programma dei lavori, ho inviato a tutti i componenti del consiglio degli Exlali Fr. Amedeo, che da li a poco avremmo iniziato. Ignorato come in altre circostanze,non ho nemmeno ottenuto una risposta o una eventuale diffida. In fondo alla pagina del nostro sito, alla Home Page si può controllare che attraverso il programma SHINISTAT, conferma che la nostra ipotesi era giusta e con successo si può verificare, dal foglio allegato, quanti accedono al sito e da quante parti ci guardano e ci seguono.
Voglio raccontare un altro episodio per dimostrare che quando si ritiene di essere nel giusto si riesce a raggiungere qualsiasi risultato.
Si è svolto nel mese di novembre 2011, presso la casa generalizia dei Fratelli a Roma,il consiglio della famiglia Lasalliana con le relative associazioni aggregate e siamo stati, infatti, rappresentati da Antonio Capodieci e Gaetano Salgaro . Dopo qualche discussione è stato elaborato dal consiglio lo statuto della Famiglia Lasalliana, al fine di operare nei termini di legge in vigore dal 1972, ma poi da nessuno applicata. Lo statuto è stato quindi consegnato all’incaricato del consiglio, per il seguito dell’iter e delle registrazioni presso i vari organi amministrativi competenti dello Stato Italiano.
Tra i tanti suggerimenti da me inviati erano state indicate, infatti, anche queste procedure ma non sono mai state prese in considerazione. Mario Calandra
Ps: Qualcuno del comitato non è d’accordo con queste mie puntualizzazioni , per questo firmo personalmente augurandomi che verrà pubblicato anche nel prossimo numero dell’Oasi.
Nostalgie e ricordi
Carissimi, noi, nati in Libia, siamo incappati nel periodo di quella grande invenzione che è stato il computer ma, ancor di più, nella rete di comunicazione telematica, l’internet, che permette i contatti tra i computer del mondo. Questa eccezionale circostanza, ora che noi della Libia siamo tutti presenti qui in Italia, molti nel Lazio, ci dà la possibilità di metterci in contatto l’uno con l’altro con la massima facilità e velocità, di riunirci e di ritrovarci come quando ci ritrovavamo a Tripoli, [segui la lettura]
Incontri sportivi - 1972
Riceviamo e pubblichiamo le foto inviateci da Guido di Gloria, riguardanti incontri sportivi disputatesi nel 1972 a Paderno del Grappa, presso l'Istituto Filippin, durante il raduno.
Attendiamo commenti e cronache di quegli avvenimenti, grazie. [PDF]
Una poesia di Rita Cottone
Finalmente una lieta notizia domenica 24 settembre 2011, a Roma in Via Ostienze 95, si è svolta presso il Caffè Letterario, la premiazione di un concorso di poesia, patrocinato da Roma Capitale. Ha vinto il premio speciale sulla guerra "vittime da zolfo e piombo" la poesia Bambino della guerra, di Rita Cottone. Rita è mia nipote, figlia di Pietro Cottone, mio cognato, che tanti exlali ricordano, in special modo quelli della Cattedrale, nel 1956, allenando la squadra Olimpia, ha vinto il campionato di calcio del CST, come dimostrano le due foto pubblicate su questo sito nelle Storie Sportive, settore calcio.
Alla cara Rita, i nostri migliori auguri per traguardi sempre e più importanti.
Mario Calandra e famiglia. [Poesia] [Diploma] [Premio]
Paderno del Grappa
Riceviamo e pubblichiamo la cronaca con foto del viaggio a Paderno del Grappa per il raduno degli Exlali all’Istituto Filippin - 1-5 settembre 2011. Autore: Antonio Capodieci.
Cronaca PDF
Foto 4 settembre
Foto 5 settembre
Noi Exlali di Libia
CARISSIMI, Da oltre due anni sono in giro per più ospedali, con l’aiuto del Signore mi auguro che il mio calvario sia finito. Durante le mie permanenze ospedaliere, navigavo con pensieri passati e futuri. Quest’anno nell’ultimo mese di permanenza in ospedale, ho letto l’Oasi Maggio-Agosto 2011 n. 107. Mi ha incuriosito, alla pag. 1, l’articolo del presidente G. Consolandi, il quale desidera organizzare e festeggiare a Torino, i cento anni dell’arrivo dei Fratelli a Tripoli. Tornato a casa, ho continuato con quei miei pensieri, quindi seguendo le mie fantasie, ho iniziato a cliccare su Internet, scoprendo tante analogie e circostanze che, a noi EXLALI di Libia, dovrebbero farci pensare, riflettere e agire. Inizio col dire che noi Exlali di Libia, abbiamo ricevuto il dono da Nostro Signore ad essere Lasalliani. Ricostruisco nei vari episodi, che andrò a descrivere, vedi Tripoli, Torino e Roma circostanze non a caso. Inizio con l’arrivo dei F.S.C. a Tripoli, ossia nel 1912 (ecco i festeggiamenti del presidente) e nel 1913 a Bengasi che, fino al 1970 sarà uno stupendo campo di apostolato, di cui schiere di Ex alunni (Exlali) sono e dovrebbero essere la vivente testimonianza Lasalliana. Nel 1954 fino al 1959, fu inviato a Tripoli Fr. Stefano Filippa, figura importante per l’Apostolato e l’insegnamento del Carisma dei De La Salle. Il prof. Fr. Stefano, richiamato in Italia, in qualunque delle tante sedi è stato assegnato ha lasciato un’impronta personale piena d’amore e spiritualità Lasalliana. Dicevo circostanze, nel 1997 all’età di 78 anni, termina il suo pellegrinare, entra nella comunità della Sacra Famiglia al Centro La Salle di Torino, casa di riposo dei Fratelli anziani. Non si considerava un anziano, infatti è presente, organizza convegni e manifestazioni con i suoi Ex alunni. Nell’aprile del 2007 è presente al Centro La Salle di Torino, al raduno degli Exlali di Tripoli. Lo testimonia la foto scattata da un Exlali, in compagnia di Fr. Arnaldo. Non a caso si vuole festeggiare a Torino il centenario. I nostri educatori come sempre, ci indicano la strada, illuminandoci con qualche occasione, che molte volte non comprendiamo. Non a caso che noi Exlali Laziali di Libia, con tanti Istituti dei F.S.C. sparsi in Roma siamo capitati al Colle La Salle? Scorrendo gli annuali, la prima scuola Lasalliana a Roma (come a Tripoli) si trova a via dell’Imbrecciato, nel quartiere Portuense con nome Istituto La Salle (Colle) Leggendo Lasalliani in Italia n. 30 del giugno 2011 a pag. 20, ritroviamo ancora quegli Ex alunni che il giorno 7 maggio 2011, presso l’Istituto del Colle La Salle, Roma, a rendere omaggio ai loro educatori Lasalliani, in ricordo di quella scuola musicale, prima nei Castelli Romani (Grottaferrata) e poi al Colle La Salle. Dal 1970, rientro dalla Libia, noi Exlali, per ragioni familiari, ci siamo sparsi in tutte le provincie d’Italia e nel mondo (lo si può controllare dal programma SHINYSTAT sul sito) Prima di concludere questo mio modesto e maldestro descrivere, e ne chiedo scusa, ma sarà quel carisma Lasalliano che c’è in me. Fatemi ripetere quei suggerimenti e proposte che ho suggerito qualche tempo fa, al fine di superare quella crisi ancora in atto. Noi al Colle diciamo che ciò che andrò a specificare, magari incoscientemente lo facciamo, pubblicando tutto sul sito. Con l’avvento delle tecnologie, vedi Internet-mail ecc. potremmo organizzare quanto avevo prospettato: ogni Exlali, residente nelle varie provincie di Italia e nel mondo, può organizzare nelle proprie parrocchie, una Santa Messa, a ricordo del nostro passato Lasalliano, con quanti potessero parteciparvi. Fotografare quel gruppo, menzionando quale insegnante abbiano avuto, inviare la foto al redattore dell’Oasi, in modo di pubblicarla sul nostro notiziario. Questo potrebbe essere un riconoscimento ai nostri Fratelli Educatori, dimostrando che in noi quel carisma Lasalliano è sempre vivo. Chiedo ancora scusa ai tanti esperti Lasalliani, ma nel mio carisma, qualcosa per dimostrare di essere un Lasalliano c’è. Grazie Mario Calandra.
Viaggio in Marocco
Riceviamo da Franco Razza la cronaca del suo viaggio con amici e tripolini in Marocco.
[leggi il PDF]
Nel Basket la tradizione della famiglia Marcello continua. Massimiliano, figlio di Giulio e nipote di Antonio, colonna della pallacanestro della Ass. La Salle di Tripoli.
PLAY-OFF SEMIFINALI GARA 2: LE PANTERE SONO ANCORA VIVE! Cogein Savigliano - Kopa Engineering Cus Torino 76-72 Parziali: 19-14, 19-25, 20-20, 18-13 Cogein Savigliano: Marcello 22, Francione 18, Nasari 13, Beccaria 9, Agazzani 5, Martoglio 5, Giorsino 4, Taffettani, Vissio, Giacone, all. Marco Spanu, ass. Tamagnone e Cordasco Cus Torino: Murta 25, Ficetti 13, Danna 11, Raucci 10, Riviezzo 7, Favario 4, Maccagno 2, Tassone, Cavagliato n.e., Alberti n.e., all. Aldo Fiorito **** ** **** "Portaci a Torino, Marcello!" canta il Palaferrua a due minuti dalla fine, e il Bandito esegue: suoi 6 dei 7 punti finali della Cogein, poi, dopo l'assalto disperato di Murta (che giocatore stasera il biellese) che si infrange sul muro difensivo biancorosso, è Emi Francione che segna l'ultimo punto dalla lunetta e poi cattura con le sue manone anche l'ultimo rimbalzo: è fatta, si va a gara 3, le pantere sono ancora vive!
[leggi l’articolo]
Un altro pezzo della nostra storia
Riceviamo dal caro amico exlali Giancarlo Trovato foto scattate ne nostro Santo Cortile de La Salle a Tripoli. Fonte di dolci ricordi che pubblichiamo con vero piacere. Attendiamo da tutti voi i “vostri ricordi” per poterli condividere.
[link foto]
Bei ricordi giovanili
Riceviamo e pubblichiamo con piacere alcune foto di noi “giovani” di Italo Nemni.


Due foto del marzo 1956

L’amicizia supera ogni ostacolo.
Ritornando indietro con la memoria si affacciano molti ricordi e si rivedono molti episodi vissuti. Questa è una storia vera e non nominerò nessuna persona, ma solo i fatti come sono accaduti.
Alla fine del 1941, [continua la lettura, PDF]
[il mittente ha chiesto l’anonimato e noi rispettiamo la sua volontà]
Morire per povertà
“Il sonno è il mistero della vita; c’è un fascino profondo in quest’oscurità traversata dalla luce tranquilla della lampada notturna e in questo silenzio misurato dalla respirazione ritmica di giovani creature addormentate. Si ha la sensazione d’assistere ad un’operazione meravigliosa della natura, ed io non mi sentivo punto profano. Guardavo ed ascoltavo senza far rumore, raccolto, intenerito e discreto, questa poesia della culla, benedizione antica e sempre nuova della famiglia, questa immagine della creazione, addormentata sotto l’ala di Dio…”. Così scriveva ... [leggi il PDF].
di Aldo Maria Calandra
Per chi è interessato ricordiamo il codice IBAN del Gruppo Laziale, per fare anche noi la nostra parte, per evitare che queste storie si ripetano: IBAN IT 9030617503253000000807380
Antonio Lubrano, il medico di tutti
il 27 febbraio 2011 al medico di Tripoli dagli anni ’30-’60 del Novecento, verrà intitolato un belvedere dal comune di Monte di Procida dove nacque ed è sepolto.
Antonio Lubrano di Scorpaniello, figlio di Michele, agricoltore, e di Maria Peppina Schiano Moriello, nacque a Monte di Procida il 06/09/1900. Si iscrisse all’allora Regia Università degli Studi di Napoli, ove, nel prescritto termine del corso di 4 anni, si laureò il 25 luglio 1924 in Medicina e Chirurgia. A tale titolo professionale, si aggiunsero: il corso di medicina coloniale e navale (Regia Università di Napoli); quello di malattie tropicali (Regia Università di Napoli); assistente volontario nel reparto di Chirurgia dell’Ospedale degli Incurabili di Napoli, ove operarono i dottori Cardarelli e Giuseppe Moscati; assistente ordinario nell’ospedale civile di Castellammare di Stabia; il corso di Ostetricia e Ginecologia (Regia Università di Napoli); il corso teorico pratico del tracoma.
Continua a leggere la sua storia [PDF]
Ricordo di Manlio Morgantini
Si tratta del mio ultimo torneo (1962) che ho ritrovato fra vecchie carte, e ho ritrovato anche l’amico Manlio.
[PDF]
Ricordi di Gianni Matranga
Caro Mario nell'allegato troverai alcune foto del periodo 55-57, quando ancora ero a Tripoli. Sono sicuro che alcuni amici avranno piacere nel rivedersi. Non riesco ad avere notizie di Franco Fenudi mio buon amico e prezioso partner nelle interminabili partite a due che facevamo in Cattedrale. Eravamo praticamente imbattibili. Ciao Gianni Matranga
 
  

Un articolo di pallacanestro del 1955
Riceviamo da Umberto Vaccarini

Un articolo di pallacanestro del 1955. II parte
Riceviamo:
Trattasi del grande torneo di basket coppa La Salle del 4 dicembre del 1955 dove giocavano fior fiore di giocatori. Ti allego tre pagine del famoso depliant stampato per l'occasione, la pagina della squadra del C.S.T. ex Libia, quella de La Salle e la copertina. In quel torneo partecipò anche l'Ittihad, l'Aurora, il Città Giardino e il Circolo Italia. Il comitato d'onore era formato da Messaud Zentuti, fr. Avventor, Mustafa Benzicri, Giovanni Mori, Eugenio Finocchiaro, Gildo Drago, Guido Passanisi e Ettore Mefalopulos. Poi, ti allego una foto dove c'è anche l'amico Gianni Matranga. Un abbraccio Umberto.
 

Pensieri per la vita
[PPS]
Un racconto per immagini della Libia
[PPS]
Quella notte luce nel mondo
(a cura di Aldo Maria Calandra) ADVENTUS DOMINI! E’ Natale! Fra la denominazione antica e la moderna, la giocondità degli animi si espande do-vunque, e penetra con la lu-minosità del suo raggio nei credenti e nei miscredenti, nel dotto e nell’ignorante, nell’onesto e nel malfattore, negli uomini e nelle donne, nei vecchi e nei fanciulli. [segue PDF]
Dal martirio all’ascesi spirituale
(a cura di Aldo Maria Calandra)
Molti italiani sono nati in terra d’Africa, chi a Tripoli, chi a Bengasi, chi nei villaggi costruiti dall’Italia, chi nelle cittadine costiere o nell’entroterra libico. Altri, anche nelle ex colonie italiane della Somalia e dell’Eritrea, ma di questi ben poco potremmo dire come invece possiamo dire di noi della Libia. Tutti, comunque, dai nostri avi che per primi misero piede in Africa, fino all’ultimo rampollo degli anno ’70, nati e vissuti lontani dalla Patria, portavano e custodivano dentro di sé sentimenti puri, carichi di una presenza religiosa e di una cultura cattolica che ha attinto ad una tradizione spirituale millenaria. [segue PDF]
Gita a Gurgi - Pasquetta 1962

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Foto di Sandro Bocola

La cronaca del gruppo laziale degli Exlali Fr. Amedeo , aggregati al Colle La Salle dal 1996 ad oggi
Ricordo quando in tre o quattro Exlali accompagnati dal nostro amico tripolino Sergio Lippi, ci siamo presentati dall’allora Direttore Salvatore Greco del Colle La Salle, spiegando chi eravamo per una eventuale nostra aggregazione all’Istituto del Colle La Salle. Dopo aver chiarito che non eravamo i genitori degli alunni, ma Ex alunni dei F.S.C. di Tripoli, siamo stati accettati. Inizialmente non eravamo ben visti dalla Ass.ne della Famiglia Lasalliana del Colle. Passa del tempo, incominciano a conoscerci ed apprezzarci. Ogni mese ci riunivamo, ora con le malattie di tanti un po’ meno. Abbiamo formato un Comitato per organizzarci e partecipare a tutte le manifestazioni sia religiose sia ricreative che organizzava l’Istituto al Colle La Salle e la Famiglia Lasalliana. Durante una riunione, presente il Fr. Marcellino Zaccari, quale nostro Fratello Ecclesiale, decidemmo di inviare un fax alla Direzione Nazionale Exlali, illustrando i nostri risultati e spiegando il nostro programma per il futuro. Malgrado le varie spiegazioni, quel fax è stato l’inizio delle nostre incomprensioni e dissensi con la dirigenza Nazionale. Siamo nel 2004. La dirigenza aveva chiesto a tutti suggerimenti, specialmente ai consiglieri, su come risolvere i vari problemi dell’Ass.ne, ancora oggi, quindi mi sono presentato a Milano al consiglio del 12/12/2004 presso l’Istituto Gonzaga, con varie proposte, purtroppo tutte bocciate e respinte. Sentitomi offeso, poiché molti suggerimenti erano personali, dopo due settimane mi sono dimesso sia da socio che da consigliere. Ricevo due rimproveri, da due Fratelli delle S.C., ed uno da un carissimo amico. Ho compreso che in quella occasione non mi ero comportato con Spirito Lasalliano come insegnatomi, quando ero giovane di A.C. a Tripoli. Compreso il mio errore, alla prima occasione, ho fatto un passo indietro, e umilmente sono rientrato. Dopo altri miei suggerimenti, arriviamo al consiglio del 4/5 settembre 2010 a Paderno del Grappa presso l’Istituto Filippin, ancora con le stesse richieste, purtroppo ancora rimandate al prossimo incontro. Non essendo stato possibile quest’anno organizzare il raduno di giugno al Colle La Salle , per svariati motivi, la dirigenza ne ha organizzato uno a Tivoli (RM) per il 19 settembre 2010. Non essendo d’accordo, per certi argomenti inseriti nell’ODG, per iscritto ho spiegato il mio dissenso. Un dirigente nazionale durante una discussione con Antonio Capodieci, consigliere e corresponsabile del nostro sito, gli ha formulato questa frase: “Devi dire a Mario di non scrivere più”. Ho accettato il divieto, precisando quanto segue. Nessun Dirigente Nazionale della Ass. Exlali Fr. Amedeo, ha il potere di dirmi ciò che posso o non posso scrivere o pubblicare sul sito www.exlalilalcollelasalle.it,in quanto l’autorizzazione, pur avendola richiesta per iscritto alla nostra dirigenza ci è stata negata. Dobbiamo sempre ringraziare un ex Direttore del Colle che, divenuto Ausiliare del territorio dei F.S.C., letto il nostro canovaccio, ci ha autorizzato l’apertura del sito e la sua denominazione. Vorrei raccontare quanto siamo rispettati e considerati al Colle con alcuni esempi. Ogni qualvolta che al Colle avviene una qualsiasi manifestazione, noi Exlali siamo presenti con il nostro modesto partecipare. Quando ad es. alla fine di una omelia funebre, il Fr. Donato Petti, visitatore titolare dei F.S.C. ci consegna quanto letto in memoria al fine di pubblicare il testo sul nostro sito. A Torino, in occasione della Omelia in memoria di Fr. Arnaldo, non essendo presenti, purtroppo per malattia, ha fatto si che questa arrivasse a noi per la pubblicazione. Oggi possiamo dire di non sentirci aggregati, ma facenti parte della grande Famiglia Lasalliana del Colle, con spirito Lasalliano come insegnatoci a Tripoli. Sperando che i nostri protettori ci guidano per fare sempre meglio li pregiamo.
Mario Calandra.
Noi, nati nella Tripoli italiana. Storie - Fascino - Ricordi
Il luogo ove si nasce è un luogo sacro
di Aldo Maria Calandra
La terra ove si nasce e si cresce, ovunque questa si trovi, è un luogo sacro. Se poi viene a mancare, rimane sempre, per chi vi nacque, il luogo sacro della sua infanzia, dei suoi ricordi. La sacralità è stata conferita a questa terra dall’Onnipotente Iddio perché lì, nell’iniziare la nuova vita, chi vi nasce stia ad onorare il Divino Trascendente; anche se, al momento della nascita, col primo vagito, non facciamo che protestare con veemenza, inconsapevoli del valore sacro della vita che ci è stata donata e del luogo sacro che ci è stato prescelto. [segue pdf]
Marcello Jacorossi
da parte della figlia, Marcella
Riceviamo e pubblichiamo foto e storie di Marcello Jacorossi, pervenute a questa redazione da parte della figlia, Marcella. Jacorossi è stato un ex alunno dei FSC La salle a Bengasi, dal 1931. Alleghiamo una nota biografica di Marcello, alcune foto di vita di Bengasi con altri suoi amici, una poesia dedicata a Bengasi, parte di un diario del 1941.
Nota biografica [PDF]
Foto [PDF]
Poesia [PDF]
Diario [PDF]
Aurelio Agostino, l’africano
di Aldo Maria Calandra
Per noi italiani nati in Libia nel periodo della colonizzazione italiana, le storie africane sono sempre affascinanti, forse perché ce le sentiamo nel sangue; forse perché fanno parte di noi stessi, del nostro dna: anche se, ormai, la nostra terra nativa africana è rimasta soltanto un dolce ricordo delle giornate di vita giovanile. Ma quando si presenta l’occasione, ne approfittiamo subito per immergerci in quelle storie che di Africa parlano: forse per quel famoso “mal d’Africa” che risuona così dolce e che difficilmente ci abbandona, specie quando ci portiamo negli occhi la più commovente visione legata alla nostra Tripoli, agli usi locali, alle sue strade dove abbiamo tanto scorazzato, ai minareti, alle scuole e ai nostri compagnucci dell’infanzia. Ci ha affascinato la storia del nostro Sant’Agostino che, per dirla in breve, era un vero briccon-cello. Anche se nato nell’antica Numidia, che corrispondeva all’attuale Algeria, ma non tanto lontana dalla nostra Tripoli di Libia, possiamo dire che quella sua terra era la stessa nostra terra e che Aurelio Agostino ha respirato l’aria che noi stessi abbiamo respirato: l’aria della terra d’Africa. ...
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Il Ponte di Bassano
di Aldo Maria Calandra [estratto da Nuova Rassegna, luglio 2010]
“Sul Ponte di Bassano noi ci darem la mano… ed un bacin d’amor!” Così iniziava la Canzone “Sul Ponte di Bassano”, una canzone scritta nel 1916 e di cui non si conosce l’autore. ...
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Quel “Fattaccio” di Sabrata
di Aldo Maria Calandra
C’è un aforisma che dice: “Tutto il mondo è paese”. Cercando una correlazione tra luogo e tempo, possiamo dire che il tempo, nella sua dimensione storica, ci ha trasmesso personaggi e avvenimenti verifi-catisi ieri in luoghi le cui azioni si ripetono oggi nelle cronache della società dei nostri tempi, immutati e imitati. Sono le nostre azioni che risentono e rimangono della nostra identità. Il tempo è un circolo dove tutto torna. Le storie di oggi sui maghi, sugli stregoni, sui falsi guari-tori che pretendono di guarire malattie a suon di quattrini, non sono che l’incarnazione di fatti già accaduti secoli fa, uno dei quali, addi-rittura del 158 d.C., ci è stato tramandato dalla sensazionale “Apolo-gia” di quel tal Lucio Apuleio che, lui tapino, dovette faticare non poco per discolparsi del reato di seduzione per uso di arti magiche.
[segue PDF]
A Fr. Arnaldo
di Mario Calandra
Vorrei raccontare alcuni miei ricordi di vita con Fr. Arnaldo. Forse non sono in ordine cronologico, li narro come affiorano alla mia mente. Quello che vorrei raccontare sono alcuni episodi della sua vita che maggiormente ne esaltino la figura e la sua grande umanità.
Le mie prime immagini vanno a quando ero delegato sportivo, più o meno intorno al 1947. In quel periodo gli alunni erano tantissimi e tanti erano anche i convittori: forza principale del gruppo era il calcio. In positivo o in negativo tra me e Fr. Arnaldo non c’erano segreti, ci raccontavamo tutto, ci spronavamo a vicenda ed io lo sentivo proprio come un mio tutore. Tante furono le occasioni in cui la forza di Fr. Arnaldo fu determinante per la realizzazione dei nostri progetti. I miei suggerimenti erano da lui assunti come propri e la sua insistenza con il direttore li portava alla realizzazione. Per esempio nelle prime partite tra La Salle e i convittori fu lui che ci fece ottenere i primi pali per le porte e anche quando prese corpo il gioco della pallacanestro fu sempre lui ad occuparsi della realizzazione dei canestri necessari al gioco. Il direttore dell’Istituto era Fr. Avventore, lo fu per 12 anni, persona di aspetto severo, incuteva timore a tutti (anch’io ho preso i colpi del suo “martelletto”) ma dopo tante insistenze alla fine ci concedeva tutto.
Passo del tempo e il direttore si convinse, sempre dietro la pressione di Fr. Arnaldo, che sia noi del calcio sia quelli della pallacanestro avevamo bisogno dell’illuminazione dei campi, e così incominciammo ad allenarci la sera sotto i primi riflettori. Un’altra importante conquista di Fr. Arnaldo fu l’assegnazione da parte del direttore di un’aula dove iniziammo le prime riunione dell’Associazione. Seguì a quest’aula il sottopalco del teatro: fu svuotato e divenne la nostra sede dove oltre alle riunioni organizzavamo anche tornei di ping-pong. Il sottopalco aveva però un problema: l’uscita sul cortile con una porta che aveva in basso lo spioncino per il passaggio del gatto. Dovevamo stare attenti all’orario perché intorno alle nove di sera il fratello economo liberava i cani nel cortile e allora non si poteva più uscire, anzi era pericoloso pure avvicinarsi all’apertura per il gatto. La soluzione la trovò sempre Fr. Arnaldo. In fondo al cortile vi era un deposito di masserizie vecchie con accanto dei bagni e dei lavandini che noi usanamo per lavarci dopo gli allenamenti. Un pomeriggio arrivò una squadra di operai edili che incominciò a svuotare il deposito e a smantellare i vecchi bagni e al suo posto realizzò la nuova sede dell’Azione Cattolica con spogliatoi, bagni, docce e tanto spazio per i nostri incontri.
Solo la forza e la perseveranza di Fr. Arnaldo permise di ottenere tutto questo.
Era un periodo di grande attività, come delegato sportivo partecipavo alle riunioni del campionato CST e riferivo a Fr. Arnaldo quello di cui si discuteva. Volevo fare un po’ tutto io e su suo consiglio incominciai a dividere i compiti all’interno dell’Associazione. Il suo prezioso consiglio non fece altro che rinsaldare l’amicizia all’interno del nostro gruppo.
Ricordo quando discutevamo delle partite di calcio a Sidimesdri, Zentuti III insegnava in quell’istituto. Dopo varie partite ci prese a ben volere anche il Mufti, il capo religioso musulmano, che dipo diversi incontri di calcio, venne direttamente da Fr. Arnaldo per invitarci a degli incontri di pugilato, sport che io non riuscivo a sopportare per via della vista del sangue. Ma Fr. Arnaldo insistette e mi convinse ad andare. Ed ebbe nuovamente ragione perchè, aldilà degli incontri di pugilato, l’ospitalità con la quale ci accolserò fu veramente squisita.
Quando cercammo una squadra inglese per disputare una partita di calcio fu sempre Fr. Arnaldo che insiema a me e Geppi Ghirlando e la sua piccola Renault anavamo in giro per caserme inglesi per trovare una squadra. E solo dopo vari tentativi e la presenza di Fr. Arnaldo che convinse gli inglesi a partecipare: unica garanzia per loro era la sua presenza alle partite, e lui non mancò ad un incontro!
Un giorno giocammo una partita di pallacanestro con degli inglesi. Al termine dell’incontro ci offrirono un rinfresco. Con nostra meraviglia ci accorgemmo che Fr. Arnaldo parlava amabilmente con il cappellano inglese che aveva organizzato la partita. Ma noi sapevamo che non parlava una parola di inglese, quindi come faceva? Solo alla fine capimmo che parlava in latino!
Un’altro episodio caratteristo della sua vita fu quando in una finale del campionato CST (presidente era Pasqualino Gabrieli) con la squadra dell’Antoniana, dove noi perdemmo per 3 a 2, io persi la testa e pieno di rabbia insistetti per presentare ricorso perché alcuni tifosi dell’Antoniana entrarono in campo per festeggiare la vittoria pochi secondi prima del fischio finale della partita. Ovviamente l’istituto perse il ricorso e solo dopo seppi che le spese processuali furono pagate di tasca propria da Fr. Arnaldo, per assecondare la mia pazza richiesta.
Un’altra dimostrazione della bontà di Fr. Arnaldo. Una domenica dovevamo giocare contro l’Ittihad, purtroppo erano iniziati i rimpatri e mancavano all’appello alcuni giocatori e i loro sostituti non erano all’altezza della partita che si sapeva dura e forte nei contrasti. Come tutti i sabati dopo la nostra riunione di Azione Cattolica davo a Fr. Arnaldo la formazione e in quell’occasione mi mancava il numero 11. Malgrado la sua insistenza su alcuni nomi fu più forte la mia testardaggine che gli dissi che mi sarei preso la notte per decidere il giocatore. Tornando a casa la mia buona stella mi aiutò. Mia madre sorridente mi dice che è appena rientrato dal lavoro nel deserto mio fratello Aldo. Senza pensarci su entro in bagno dove stava facendo la doccia e lo convinco a giocare l’indomani ma senza venire all’Istituto ma direttamente allo stadio di Tripoli. Prima della messa Fr. Arnaldo mi chiede il nome del giocatore e appena faccio il nome di mio fratello va su tutte le furie dicendomi che questa volta l’avevo fatta grossa e che non me l’avrebbe fatta passare perché era la mia ennesima presa di posizione. La mia risposta fu che se non giocava Aldo erano due i giocatori a mancare perché neanche io avrei giocato.Sotto questo “ricatto” Fr. Arnaldo convinse gli altri giocatori sulla presenza di Aldo in campo. Stavamo perdento 1 a 0, la squadra dell’Ittihad era molto forte e vinceva spesso i campionati, ma, ancora la mia buona stella, scambiando la palla a sinistra con mio fratello, egli trova una spiraglio e senza pensarci su tira e realizza il gol del pareggio e così finì la partita. Dalle tribune, molto vicine al campo, si sentiva gridare a squarciagola: “Aldooo”, “Mariooo” era Fr. Arnaldo che nonostante come lo avevo trattato esultava dagli spalti: un uomo che non riusciva a tenere rancore, un uomo dalla bontà infinita.
Grazie per tutto questo e per l’eredità che ci hai lasciato.
Marietto
La “Madonna della Strada” torna a Cecchina
di A.M. Calandra
Estratto da Nuova Rassegna, dicembre 2009. [leggi il PDF]
1869: nasce a Roma nel centro di Trastevere la “Scuola Mastai” dei Fratelli Cristiani
di Aldo Maria Calandra
Al Papa Giovanni Maria Mastai Ferretti tra le tante tracce incancellabili lasciate nella vita della Chiesa da lui governata, dobbiamo annoverare la fondazione della Scuola media di Trastevere a lui titolata. Era il periodo in cui Roma viveva la storia risorgimentale e l’agonia del potere temporale era alle porte. Come alle porte era la Breccia di Porta Pia. Tuttavia il Papa era ancora il Sovrano di uno Stato, quello Pontificio, sia pure ridotto alla sola città di Roma. Le vicissitudini di Papa Mastai Ferretti, sin dall’inizio del suo governo, non privarono il Pontefice di accrescere il prestigio della Chiesa nel mondo. Sua fu la proclamazione del dogma dell’Immacolata Concezione e, proprio nel 1870, l’infallibilità pontificia “ex cathedra” nel Concilio Vaticano I (concilio che venne poi sospeso il 20 ottobre). Anche nel campo urbanistico territoriale e sociologico, sono da annoverarsi al suo attivo tante opere pubbliche come la ferrovia Roma-Frascati di 21 chilometri, il grande ponte di Ariccia, l’acquedotto dell’Acqua Pia antica Marcia, da cui ne derivò la fontana delle Naiadi di Piazza dell’Esedra. E ancora, l’organizzazione ospedaliera di quel tempo che permetteva, nei 19 ospedali esistenti a Roma, un posto letto per ogni tre abitanti. Sin dagli inizi del suo pontificato (1846), Pio IX ... [segue PDF]
Pagella scolastica
Istituto La Salle, Bengasi Libia. Pagella Scolastica Rilasciata il: 30/Aprile/1940.XVIII E.F All’allievo: Giuseppe Musmarra
Cronaca del viaggio in Libia dal 5 novembre al 12 novembre
di Franco Razza
Il 5 novembre è ormai giunto, sto per realizzare un sogno, rivedrò luoghi e strade a me familiari. Prima di scrivere questa scarna cronaca, sento il dovere di ringraziare, anche a nome dei partecipanti, Hassan Gritli per esprimere le nostre congratulazioni per aver saputo organizzare questo viaggio pianificando il tutto compreso il visto d’ingresso e la nostra sistemazione alberghiera. Sono in aeroporto e davanti al desk delle linee aeree libiche in quel di Fiumicino trovo in attesa i partecipanti del viaggio organizzato; essi sono, Badalucco e signora, Cason e la sua consorte, Gasparri e la moglie e Romano con la moglie, inoltre sono presenti e faranno parte della nostra gruppo le signore Annamaria Hannis, Elisabetta Sperandio, Micaela Mialeffri signori Delpasso, Ficarra, Morra, Mitrione, Rizzo e naturalmente il sottoscritto Razza Francesco. Una rosa, omaggio delle linee aeree libiche, viene consegnata nelle gentili mani delle signore presenti. Superiamo senza alcuna difficoltà il controllo dei passaporti e il passaggio sotto l’arco del metal detector ci ritroviamo in un ampio salone in attesa dell’imbarco, dalle vetrate possiamo notare i soliti movimenti di aerei e macchine che si svolge in un normale scalo, si parla fra noi si scherza, non facciamo a meno di dire qualche parola in arabo, sentendo queste parole un distinto signore, libico, si avvicina e domanda se siamo in partenza per la Libya, al nostro assenso mostra con orgoglio un aereo della compagnia libica fermo sul piazzale è un 707 della Boering. Alle 11.30 viene chiamato il nostro volo e disciplinarmente ci avviamo verso la porta d’ingresso. Quindi saliamo su un autobus che ci porterà ai piedi dell’aereo, siamo accolti con gentilezza dal personale di bordo e udendo che qualcuno pronuncia una frase di benvenuto in arabo sono veramente gentili. Siamo sulla pista pronti per il decollo, avuto il consenso per la partenza, spicchiamo il volo verso la nostra destinazione quando siamo autorizzati ad slacciare le cinture, dato che l’aereo ha pochi passeggeri, ci spostiamo da un sedile ad un altro per scambiare due parole e ogni tanto diamo,attraverso gli oblo, uno sguardo alle nuvole che scorrono veloci sotto di noi. Dopo circa un’ora di volo scorgiamo l’isola di Malta e fra non molto si dovrebbe intravedere parte delle coste libiche, non passa molto che si comincia a intravedere la costa, una gentile voce diffusa attraverso gli altoparlanti di bordo annuncia che fra poco atterremo in Libya a queste parole un clamoroso e sincero applauso scorga dalle nostre mani, il mio sogno si sta avverando. Tripoli ci accoglie con una temperatura intorno ai 23 gradi cc, notiamo che al posto del vecchio hangar ora sorge un moderno edificio, sbarcati siamo in fila per ricevere il visto d’ingresso che ci viene concesso senza difficoltà e ci troviamo davanti al piazzale dell’aerostazione ove un minibus ci attende, sarà il nostro mezzo di locomozione per tutto il nostro soggiorno, Gritli che sarà la nostra guida ci raduna tutti e ci invita a salire sul mezzo . Si parte e imbocchiamo una moderna via a tre corsie, notiamo un traffico convulso, guardiamo a destra e sinistra e quello che vediamo sono case popolari a quanto dice la nostra guida mentre si viaggia il nostro sguardo si sofferma davanti ad una caserma presidiata dall’esercito, Gritli ci spiega che fu bombardata dall’aviazione americana nell’intendo di sopprimere il colonnello Ghedaffi. In prossimità della città il traffico ritorna normale siamo alle porte di Tripoli e transitiamo davanti alla fiera campionaria fra non molto il pulmino si fermerà davanti ad un edificio di nuova costruzione è il nostro albergo dal nome ALHKOLOW moderno, efficiente, ben tenuto, il cui personale ci accoglie con gentilezza e dato l’alta temperatura ci offre un bicchiere d’aranciata. Assegnatici la stanze siamo ansiosi di scoprire le vie della città, siccome abbiamo non molto tempo a disposizione perche dobbiamo andare a cena in un ristorante ci concediamo un breve passeggiata per le strade di Tripoli. L’autista su indicazione di Gritli passa da prima per il centro di Tripoli poi prende una sopraelevata molto bella per fermarci davanti al ristorante, questo si trova quasi di fronte alla ex base americana veniamo accolti bene mangeremo solo piatti di pesce. Alla fine della cena la nostra guida propone una visita al mercato ittico che si trova al fianco del ristorante, detta si protrae per molto siamo stanchi e parte di noi vogliono ritornare in hotel per riposare, risaliamo sul minibus e raggiungiamo l’hotel. La mattina successiva il canto del Mauzin ci sveglia, siamo in un paese arabo, facciamo un abbondante colazione all’ultimo piano dell’hotel mentre facciamo colazione attraverso le vetrate possiamo ammirare dall’alto Tripoli l’ingresso del porto da una parte e dall’altra un grattacielo che come ci informano i camerieri e quello della rivoluzione. Scendiamo nell’hall dell’albergo e nella portineria Gritli ci presente un libico, questi e un poliziotto turistico di nome Mohamed EL fergiani el Tharuni sarà sempre con noi durante la nostra permanenza uomo garbato, affabile pronto ad esaudirà qualsiasi nostra richiesta, solo raccomanda vedendo che siamo armati di macchine fotografiche e cine riprese di non fotografare l’elemento femminile per il resto possiamo riprendere qualsiasi cosa. Partiamo, passiamo ancora una volta davanti la fiera per prendere dopo aver superato uno svincolo a quadrifoglio la strada che ci condurrà a Garian strada ampia larga. Garian ci accoglie sotto una leggera pioggia l’ingresso nella città e caratteristico per la presenza di un minareto e dai striscioni inneggianti alla rivoluzione e il pulmino si arresta davanti ad un manufatto di sabbia e cemento a forma circolare entriamo e nel suo interno si vedono delle celle in cui gli abitanti del luogo ripongono olive, olio, grano e sparto. Proseguiamo per rivedere Iefren e Giado per poi fermarci per il pranzo in un tipico ristorante. Questi si trova in un luogo desertico per entrare si percorre un corridoio in terra battuta che scende per dieci metri sotto il livello del terreno per poi sbucare in un apertura che da luce ed aria alle varie sale. In una di queste pranziamo alcuni oggetti e quadri sono attaccati in parete mentre per pavimento sono stesi dei tappeti di fattura locale, consumiamo e gustiamo un ottimo cuscus per finire sorseggiamo un the alla menta, l’indomani come da programma visiteremo la città di Tarhuna. Tharuna e stata inserita nel nostro viaggio perché è la città natale di Romano e per il posto di lavoro del sig. Rizzo. Partiamo e nel minibus i signori Romano e Rizzo in prossimità dall’arrivo si alzano in continuazione illustrando a noi posti che hanno frequentato e nello stesso tempo indicano le piante d’olivo piantate dai nostri coloni. Si arriva in paese in una piazza una bella moschea fa mostra di se i signori Romano scendono dal pulmino per tentare di riconoscere una casa colonica ove loro hanno abitato, si guardano intorno e riconoscono tale casa non lontano da noi, si avviano verso essa e quando sono vicini sono avvicinati da un libico, il quale saputo che essi erano stati abitanti della sua casa li invita con ampi cenni del braccio ad entrare in essa per visitarla. Visita che si protrarre per un bel po’ all’uscita la signora riferisce che all’interno di essa e stata riconosciuta da un vecchio inserviente del marito che giaceva ammalato su un letto. Il pranzo verrà consumato in quel posto ameno di Sciarsciara con pane, tonno e harissa viveri che in precedenza erano stati acquistati da Gritli, alla fine della frugale colazione Rizzo e Romano esprimo il desiderio di rivedere il piccolo borgo agricolo di Breviglieri anche per il fatto che questo a dato i natali al nostro vescovo. Nel ritornare verso Taruna la nostra guida Gritli ci informa che un esponente della corte di giustizia libica avrebbe il desiderio di conoscere i vecchi tripolini e ci invita per una colazione nella sua azienda per un piccolo rinfresco. Venerdi 8 novembre non siamo vincolati da nessun programma, per cui a piccoli gruppi ci dirigiamo verso la grande piazza Verde ex piazza Italia, torniamo ad ammirare la grande piazza per poi risalire a piedi tutto il corso Vittorio già Isticlal per poi andare a rivedere il palazzo reale e vicino ad esso l’istituto dei fratelli cristiani. Commentando e ammirando la costruzione dell’istituto si avvicina un libico il quale in perfetto Italiano domanda chi siamo e il perché alla nostra risposta che siamo un gruppo di ex convittori. Rimane meravigliato e ci informa che detto istituto e ora occupato da ragazze libiche della media superiore ,alla nostra come mai sa cosi bene l’italiano, risponde che un allievo del centro culturale italiano di Dante Alighieri. Per il pranzo ci ritroveremo in sciara Macchino ove per accordi già presi con il proprietario del locale gusteremo la famosa arista. Il pomeriggio alcuni ritornano in albergo altri si concedono una passeggiata sul lungomare. Sabato 9 novembre ci rechiamo al suk el turck per comprare dei ricordi da portare in Italia Sotto i portici di questo mercatino visitiamo tutto e durante la visita siamo spesso ospiti di commercianti che con grande cortesia ci invitano a bere una tazza di the pranzo e cena la consumeremo in un locale alla moda nei pressi di piazza Castello. Domenica 11 novembre siamo sul minibus per andare come e nostro dovere a far visita al nostro cimitero cattolico, qui siamo accolti dal guardiano sign.Bruno il quale ci guida fra le tombe. Ancora conservate raccontandoci le varie vicissitudini che si sono susseguite per la composizione delle casse scoperchiate da vandali locali. In ultimo sotto la cappella principale facciamo visita alle lapidi dell’equipaggio che fu abbattuto In quel di Tobruk all’inizio della seconda guerra mondiale ove cadde anche Italo Balbo. Il pomeriggio andiamo ad ascoltare la messa a S. Francesco siamo ricevuti da monsignor Martinelli, vescovo di Tripoli, il quale ci intrattiene in una piacevole conversazione. Il giorno dopo liberi da altri impegni gironzoliamo per la città curiosando nei negozi ove notiamo tanta e confusa merce sempre accolti con gentilezza. La sera dello stesso giorno dobbiamo prepararci per un ricevimento dato in nostro onore dall’associazione italo–libica nello stesso ristorante che ci ospitato la prima volta, convergono In quel posto presidente, vicepresidente e consiglieri inoltre un rappresentante del governo libico, ai levar dei calici detto auspica una maggior collaborazione con il governo italiano già ottima. Noi si risponde con un ringraziamento per il soggiorno e per le attenzioni che ci sono state riservate. Il mattino successivo di buon ora saliamo per ultima volta sul pulmino per andare all’aeroporto. Di partenza ove lo stesso aereo della venuta ci aspetta, a me rimasto un ricordo piacevole della venuta contento di aver rivisto i miei posti sperando se un domani possa ritornare perche la cara Tripoli non si scorda mai.
Da Tripoli a Roma come da Pietroburgo a Roma
di Aldo Maria Calandra
I primi dieci, quindici anni della mia vita a Tripoli, furono simili a quelli di tutti noi giovinetti. L’asilo, la scuola, le elementari, le medie, …la guerra. Sacrifici, privazioni, difficoltà, la famiglia obbligata a sostanziali rinunce, i padri e i fratelli fuori casa chiamati in guerra per onorare la Patria. Distacchi, partenze, lontananze, attese, …non più ritorni. Poi, tutto cambiò. Poi, tutto si ridimensionò. Di quel periodo degli anni ’30 rimase solo il ricordo dei giorni felici, ... [leggi l’articolo]
Ricordi sportivi
di Mario Calandra
Storia e racconti della Famiglia Sportiva Lasalliana dal 1947 al 1962. Articolo già pubblicato sull’Oasi, Gennaio-Aprile 1995, Anno IX, n° 1.
Raccogliendo l’invito fi Fr. Gip, nel Raduno di Latina del 1994, cerco di raccontare, con modestia e nei particolari, la Storia e le vicende della Famiglia Sportiva Lasalliana arricchita con divagazioni personali, ....
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Voglio ricordare a tutti che quello che viene pubblicato su questo sito, salvo alcuni documenti con specifiche di copyright, è per arrichire noi con i nostri ricordi su persone, cose, episodi, avvenimenti del nostro passato e delle nostre attività di oggi (vedi la sezione foto) ed per la libera lettura degli interessati. Personalmente autorizzo Domenico Ernandes ad usare questo mio articolo per riscrivere la nostra storia sportiva dal 1946 al 1970. Lavoro che sarà pubblicato sulla rivista l’Oasi. Invito tutti a partecipare all’iniziativa con i loro ricordi o foto, scrivendo a ernandes@interfree.it, oppure a Mario Calandra mario.calandra@tele2.it.
Si prega tutti quelli che hanno notizie in merito di farle pervenire nel più breve tempo possibile.
La Libia: dalla guerra Italo-Turca all’Indipendenza
di J.A. Musmarra
Durante gli ultimi secoli, le imprese coloniali dei popoli europei furono numerose in tutto il mondo: una nazione, approfittando della propria forza, invadeva le terre di un altro popolo più debole e s’impossessava dei loro averi, che saccheggiava. Nessuno metteva in dubbio tale stato di cose perché si trattava di qualcosa che tutti praticavano dalla notte dei tempi e tutti, colonizzatori e colonizzati accettavano o si rassegnavano a questa cruda realtà, come se fosse una fatalità inevitabile, contestuale alla storia. La scoperta e la conquista dell’America da parte degli europei introducono, però, un’importante variante. Per la prima volta e per ragioni religiose, il colonizzatore interroga se stesso sulla correttezza dell’Impresa colonizzatrice e a seguito di forti dibattiti di Giuristi e Teologi si arma di ragioni umane e divine per giustificare le sue conquiste. Da allora in poi e senza tralasciare, quello che sempre fu, vale a dire un atto di forza e di rapina, la colonizzazione si attribuisce un merito a se stessa, per una “Missione Evangelizzatrice e Civilizzatrice” verso i popoli: togliere dallo stato che loro ritenevano animale, quelle genti che vivevano come selvaggi e umanizzarli, grazie al cristianesimo e alla cultura occidentale che li ispirava. ... [segue]
Visitiamo i presepi di Roma
di Aldo Maria Calandra
Pubblichiamo un articolo di Aldo Maria Calandra su alcuni dei più importanti presepi di Roma: Piazza del Campidoglio, Piazza di San Pietro, S. Agnese in Agone a Piazza Navona, Santa Maria Maggiore, S. Marcello al Corso, Chiesa dei SS Apostoli e il presepe dei Netturbini.
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